Cultura

Storia di un cacasotto che imparò ad amare il cinema Horror

C’è una famosa massima, attribuita da Plutarco a Giulio Cesare, che recita: Nihil nobis metuendum est, praeter metum ipsum. “Non dobbiamo aver paura di nulla, se non della paura stessa”.
Se vogliamo credere al biografo greco e alla sua Vita di Cesare, non ci stupirà che una frase simile sia stata pronunziata da uno che di infondere terrore se ne intendeva.
A dire il vero, sebbene gli aforismi spesso aiutino a far propri concetti complessi condensandoli in pochi versi, dietro alla paura si nasconde tutta una serie di meccanismi psicologici e istintuali la cui spiegazione non può essere in alcun modo ridotta a singole frasi.

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Cultura

Dall’arte allo streaming: Tales from the loop

Il dato è sotto gli occhi di tutti: nel decennio 2010-2020, l’esplosione delle piattaforme di streaming ha di fatto reso la serie tv il format dominante nella nostra quotidiana esperienza multimediale.
Il lavoro di colossi come Netflix, Amazon, Disney, HBO e Sky ha portato non solo alla diffusione capillare di contenuti tradizionalmente di nicchia, ma anche a un innalzamento della qualità tecnica degli stessi, con un conseguente incremento in termini di prestigio agli occhi di attori, registi e spettatori. Continue reading “Dall’arte allo streaming: Tales from the loop”

Cultura

Perché Tolkien m’è rimasto nel cuore

Un autore che non fa discutere non lascia dietro di sé alcuna eredità. Potremmo dire, prendendo in prestito il vocabolario giornalistico, che “non fa notizia”. E questo rimane vero nella misura in cui si tende sempre più a giudicare il valore di un’opera in base all’impatto che genera sul pubblico e non alle sue qualità intrinseche. Giusto o sbagliato che sia, questo è il tipo di valutazione e di critica che prevale da almeno mezzo secolo.
Per tale motivo, autori che non hanno saputo elaborare stili o contenuti di memorabile spessore sono passati alla storia semplicemente per aver trascorso un’esistenza burrascosa o per aver espresso pensieri fuori dagli schemi, quando non al limite della censura. Contrariamente, scrittori di grande talento, ma senza vicende tragiche alle loro spalle, sono passati in sordina, destinati all’oblio.

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Cultura

L’umorismo calato nel reale: il ritorno al cinema di Aldo, Giovanni e Giacomo

Nel corso degli anni ho riflettuto molto sull’evoluzione – o l’involuzione – della commedia italiana. Mi faceva pensare come i tempi e i costumi potessero cambiare le occasioni e i modi di far ridere.
Allo stesso modo, mi stupivo di come solo in alcune commedie emergessero ritratti particolarmente precisi e fedeli di una certa italianità che andava modellandosi seguendo tratti più o meno estremizzati o stereotipati. Diamine, il tema mi era talmente caro che l’estate scorsa ne feci oggetto di lezione; e, nonostante fossi consapevole di quanto sia difficile far comprendere le radici di un umorismo come il nostro a una platea di studenti stranieri, il discreto successo riscontrato dall’esperimento mi regalò non poche soddisfazioni.

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Cultura

How I Met Your Mother e l’arte di superare la commedia

E questa, ragazzi, è la storia di come una serie tv ha cambiato la mia vita.
Ok, forse c’era un modo più originale per iniziare, ma la tentazione di riprodurre quella voce fuori campo, che accompagnava l’inizio di ogni puntata, era troppo forte.
Ebbene sì, giunto per la quarta volta alla fine dell’ultima stagione, mi sono finalmente deciso a dedicare due parole alla sit-com che più mi è rimasta nel cuore.
Parlo, naturalmente, di How I Met Your Mother, show televisivo americano che è andato in onda dal 2005 al 2014 per un totale di nove stagioni e ben 208 episodi. In Italia, grazie a Mediaset, la serie s’è affacciata al grande pubblico con il titolo di E alla fine arriva mamma…, qualcosa che fa pensare più a una commediola sentimentale inzuccherata che non a una sit-com dalla meravigliosa complessità.

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Cultura

Che cos’è la scrittura?

Sapete, nel corso dei tempi sono state date tante definizioni alla scrittura.
Quella strana, curiosa, discussa attività di chi si vuole o si fa definire scrittore.
Molti protagonisti hanno cercato in prima persona di teorizzare il proprio lavoro dando un senso a ciò che stavano facendo. Intellettuali, eruditi, romanzieri e poeti hanno riflettuto su quella missione, sui contenuti, ma anche sulla lingua che d’occasione in occasione veniva utilizzata.
E questo continuo interrogarsi, sebbene non abbia prodotto risposte o verità assolute, è stato un fondamentale esercizio di stile che ci ha portati a un mutamento nella concezione del ruolo dello scrittore nel continuum storico. Una posizione che da un prestigio storicamente notevole è andata, ahimè, svalutandosi, fino ad arrivare ai tempi più recenti, in cui il seggio occupato dallo scrittore nella società è tristemente marginale.

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Cultura

Un passo verso il Dharma

Quando lo incontrai per la prima volta, il dharma aveva la forma semplice e vuota d’una parola sconosciuta nelle fitte pieghe di un romanzo. Compariva già nel titolo, poi tornava, ricorrente e ossessiva, nei passaggi salienti dell’opera.

Parlo, naturalmente, dei Vagabondi del Dharma di Jack Kerouac, libro difficilmente comprensibile se non si ha confidenza con termini e significati d’una certa tradizione spirituale. Al tempo, io non facevo troppo caso agli orientalismi che comparivano nel testo, ma preferivo soffermarmi sulla lettura generale che Kerouac dava della vita in movimento. Dopo aver letto On the road, infatti, la febbre del lettore m’aveva colto nel momento di maggior vulnerabilità, mentre mi trovavo completamente immerso nei grandi progetti e nelle vive ambizioni del viaggiatore. E m’aveva spinto a rileggere, nella prosa saliente e provocatoria di Kerouac, quegli stessi frammenti di vita che intendevo recuperare.

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Cultura

Nero su bianco. Scrivere oggi

Ci vuole poco per costruire un mondo. Basta una penna, unita alla giusta quantità di inchiostro e carta, e les jeux sont faits.
In realtà – insegna la storia della letteratura – c’è molto di più in una “mano che scrive”.

Innanzitutto, ci sono desideri, sogni, impressioni, paure, contraddizioni, esitazioni, riflessioni e tentativi di autoanalisi, masturbazioni intellettuali, memorie di esperienze pregresse, convinzioni e concetti immaturi. C’è, o perlomeno ci dovrebbe essere, una sorta di impalcatura di pensiero che regge la penna e la fa muovere a suo piacere. In altre parole, una parte sostanziosa del proprio vissuto è tradotta, esplicitata, “messa in riga”, in una serie variabile di parole. Che dire poi di quei casi, tanto sofferti quanto mirabili, in cui è la vita nella sua totalità ad affiorare dai periodi e dai capitoli?

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Cultura

Aokigahara

La foresta dei sogni, dal romanzo di Matsumoto al caso Logan Paul

Il Giappone è un paese che ha sempre dato un peso notevole alla ritualità.
Eventi, usi, costumi, abitudini, credenze, tradizioni sacre e profane, ogni aspetto della vita quotidiana è celebrato con feste e ricorrenze che fanno del calendario nipponico un elenco infinito di appuntamenti.
Ritualizzare un gesto, una consuetudine, una memoria significa codificarli tramite una ripetizione fissa che ne stabilizza il significato, rendendoli doni perpetui da consegnare alle generazioni future. D’altronde, la cultura del Sol Levante è una di quelle che da sempre dedica una cura particolare alla memoria e, ancor di più, alla trasmissione ereditaria del patrimonio storico, culturale e folkloristico.

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