Hic et Nunc

La Regina delle Nevi

Soggiorno invernale a Madonna di Campiglio

Secoli di meditazioni filosofiche ci hanno convinto che, dove non arriva la realtà, entra in scena l’immaginazione. Come se questa facoltà potesse supplire alle delusioni e ai difetti del mondo reale, colmando un presunto vuoto costitutivo dell’esperienza soggettiva. In realtà, accade ben più di frequente che la realtà superi di gran lunga le aspettative che ci creiamo di certi luoghi e di certe esperienze, immaginandone quei particolari e quelle minuziose sfaccettature di cui non possiamo aver già fatto conoscenza.

Questo è esattamente ciò che succede ogni volta che metto piede in Trentino Alto Adige, una delle regioni più importanti d’Italia (e non solo) per bellezza e perfezione geografica. L’esperienza che ne ho si mostra, di volta in volta, profondamente diversa dalla precedente, inserendosi in un inspiegabile continuum di impressioni e percezioni sensibili.
Ecco allora che anche i giorni di festa a Madonna di Campiglio, prestigiosa località turistica nel cuore della regione, entrano in questa successione lineare di momenti, immagini e memorie.

Prosopopea della “Settimana Bianca”, Madonna di Campiglio non è solo un piccolo paese circondato da montagne, neve e ghiaccio. È un gioco di luci, una riserva di energia rinnovabile, un’oasi del disimpegno e della spensieratezza. Ma è anche un rinomato teatro del lusso, dove la becera ostentazione cade di fronte al reale carisma di chi la ricchezza la sa portare davvero. Un aspetto che sicuramente ha contribuito al successo e alla leadership di una località tanto frequentata, ma che assume un’importanza secondaria agli occhi di uno scribacchino che, ai vizi e alle incongruenze del sociale, preferisce le meraviglie dello scenario naturale.
Considerata da questo punto di vista, Madonna di Campiglio cambia abito, si veste di bianco e di verde, indossando i panni di uno spettatore fortunato che assiste, giorno dopo giorno, a una straordinaria manifestazione del Bello.

Centro principale della Val Rendena, associato ai vicini comuni di Pinzolo e Tre Ville, Madonna di Campiglio è un vero e proprio gioiello alpino, incastonato, a 1522 metri di quota, tra due gruppi montuosi di diverso aspetto, ma di pari bellezza.
Il versante est è dominato dalle imponenti vette rocciose delle Dolomiti di Brenta, patrimonio mondiale dell’UNESCO e ambita destinazione di scalatori, alpinisti, sciatori ed escursionisti; sul versante ovest, invece, svettano i picchi innevati dell’Adamello e della Presanella, pregevoli dimore di laghi alpini, ghiacciai e riserve naturali.

L’intero territorio fa parte del Parco Naturale Adamello Brenta, un esempio manifesto di biodiversità, dove il ridotto impatto ambientale consente a flora e fauna di crescere e prosperare. Silenzio e armonia impreziosiscono uno scenario dove i colori cambiano di continuo, seguendo i giochi di luce e ombra, tra i fitti rami degli alberi e le ampie distese innevate. Qui lo stupore contemplativo dell’esploratore si accende della fantasia e dei sogni del passeggiatore, che, come vorrebbe Rousseau, «più ha l’anima sensibile, più si abbandona alle estasi». Un accordo primitivo tra la natura e chi ne fa esperienza.

PRIMA FERMATA: LE CASCATE DI VALLESINELLA

Il mio personale viaggio nelle suggestioni di Madonna di Campiglio e della Val Rendena inizia non con una faticosa e ritemprante scalata, ma con una lunga discesa in valle, direzione Cascate di Vallesinella.
Un itinerario non privo di difficoltà, dovute soprattutto alle condizioni della neve, morbida e poco battuta, che hanno reso il cammino meno semplice di quanto ci si aspettasse.

Dalla frazione di Palù, un sentiero ben segnalato s’immerge presto in un ampio bosco di conifere, dove i raggi del sole pomeridiano filtrano timidamente attraverso i rami degli alberi ricoperti di neve. Procedendo di buona lena, si superano alcune spianate da dove è possibile osservare le cime granitiche del gruppo Adamello Presanella e, poco più sotto, i rifugi che spuntano tra enormi distese di bianco e di verde. Proseguendo lungo lo stretto canaletto di neve, la strada si separa in un bivio: a destra, si imbocca la lunga discesa che porta direttamente alla base delle “Cascate di Sotto” e, successivamente, prosegue fino alla Malga Fratte; a sinistra, invece, la via risale fino ai 1410 metri di quota del Rifugio Cascate di Mezzo, e continua fino al Rifugio Vallesinella (1513 m) e alle “Cascate Alte”.

La stanchezza impone di fermarci al primo rifugio, ma la vista sullo spettacolo delle cascate completamente congelate ripaga di tutte le energie spese durante il tragitto. Limpide trasparenze si susseguono dall’alto verso il basso, tra rocce esposte e stalattiti che puntano, minacciose, verso il terreno. Scendendo verso la base, aiutandosi con le mani per non sprofondare nella neve fresca, si gode di un panorama ancora migliore: bianchi cumuli riposano sui diversi strati rocciosi che si susseguono uniti dal ghiaccio, in una metaforica istantanea dell’acqua che ancora scorre, sotto la superficie, resistendo alle temperature rigide dell’inverno.

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Il tramonto visto dalle Cascate di Mezzo – ph. Manuel Pezzali

Lasciando il compito di deliziare i sensi a questo piacevole suono, rivolgiamo nuovamente lo sguardo alle cime in lontananza, illuminate, questa volta, da un acceso tramonto che, se da un lato rende ancor più suggestivo il panorama, dall’altro ci impone un rapido rientro prima che scenda la sera.

DA PUNTO A PUNTO: IL RIFUGIO BOCH E IL MONTE SPINALE

Un bianco deserto che riposa, tra dune e piccoli sentieri scavati nella neve, in un vasto altipiano: è il magnifico scenario che, sul versante est, attende i visitatori in cerca di una vista sensazionale dei picchi rocciosi delle Dolomiti.
Dal centro di Madonna di Campiglio, si cammina lungo la ripida via Campanil Basso, per poi risalire per circa duecento metri sulle piste da sci e incontrare nuovamente la strada principale che porta alla funivia Grostè. Da qui partono le cabine che accompagnano sciatori, snowboarder, escursionisti e villeggianti ai rifugi: dalla stazione intermedia del rifugio Boch (2070 m) al Graffer (2261 m), fino al rifugio Stoppani (2442 m) in corrispondenza del Passo del Grostè.

L’itinerario, studiato in mattinata, prevede la partenza dal Rifugio Boch, dove, all’ora di pranzo, i turisti in cerca di un meritato ristoro si aggiungono ai numerosi sciatori che, dalla piana del Grostè, si lanciano in discesa verso il centro del paese. Il caos del momento impone di defilarci rispetto alla folla per cercare il sentiero che conduce ai 2104 metri del Monte Spinale.

Le reminiscenze di un precedente soggiorno estivo mi riportano all’attenzione immagini di vaste distese d’erba, dove il silenzio è interrotto solamente dagli animali al pascolo. Un incanto naturale che mi ha fatto pensare, per la prima volta, alle parole del filosofo francese Mikel Dufrenne. Parole che, da quel momento in avanti, si sono ripetute nella mia mente ogni volta che ho incontrato un bel paesaggio.

«Il respiro: l’energia del vitale»

Il freddo pungente e l’aria secca dell’inverno alpino non impediscono di godere di una simile energia. All’immagine estiva di prati verdi e riscaldati dal sole, si sostituisce l’impressione ancor più viva e altrettanto meravigliosa di un candido deserto.
Scorgendo in lontananza la vetta del Monte Spinale, non ci si può che soffermare sull’incredibile distesa bianca, solcata dai sentieri battuti con pelli o racchette: quelle che prima erano colline o piccole vallate ora sono vere e proprie dune, dal cui fianco ci si può lanciare, rotolando nella morbida neve che, al sole, brilla come fosse un tappeto di diamanti. Camminando verso la destinazione, si colgono alla perfezione le diversità dei due versanti: a est, il gruppo delle Dolomiti, rocciose, frastagliate e solide; a ovest, più sinuose e ricche di flora, le vette dell’Adamello e della Presanella. Un panorama che, per quanto simile, non cessa di stupire, mostrando all’occhio più attento un’incredibile varietà di forme e di colori.

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Il “deserto” di neve – ph. Manuel Pezzali

Dopo un tratto di continui saliscendi, il percorso si conclude con una ripida ascesa che porta direttamente al rifugio del Monte Spinale. Il prestigioso Chalet Fiat accoglie un numero ancor più grande di persone, intente a concedersi una pausa all’interno o all’esterno, sedute ai tavoli o sulle sdraio con vista panoramica della valle. Qui la vita di paese è trasportata oltre i duemila metri di quota: si rivedono le stesse espressioni e dimostrazioni di ricchezza, quasi ci trovassimo a passeggiare tra le vetrine dei negozi e le luminose vie del centro. Ma quel che colpisce di più, ancora una volta, è il generale senso di spensieratezza e distacco che allontana le preoccupazioni e la frenesia della quotidianità. Ed è proprio da questo consapevole distacco che nasce il principio del divertimento.

MADONNA DI CAMPIGLIO: INVERNO IN VERSIONE DELUXE

Che siano i raggi del sole, riflessi dai cumuli di neve sui tetti o per le strade, o i lampioni e le insegne luminose dei negozi, Madonna di Campiglio brilla, da mattino a sera, di una luce speciale. Una luce che accompagna le famiglie in una piacevole passeggiata al parco, i giovani in cerca di un locale dove passare la serata, coppie di tutte le età che si prendono un momento per scattarsi una foto.

Ancor più vive, le luci della magica pista 3-Tre, splendido teatro delle gare di Coppa del Mondo, mettono in mostra le linee sinuose ed eleganti disegnate dagli sciatori. E proprio su questa pista, dove, pochi giorni prima, aveva conquistato l’ennesimo trionfo il campione austriaco Marcel Hirscher, ci ritroviamo casualmente ad assistere alla discesa dei ragazzi delle scuole sci, a cui segue la meravigliosa sfilata, in abiti regali, della corte dell’Imperatore Francesco Giuseppe e della principessa Sissi, le prime celebrità ad aver frequentato Madonna di Campiglio. Vediamo così la nobiltà ottocentesca mostrarsi in tutto il suo splendore e sfarzo e rendere omaggio al suo popolo che osserva, da una tribuna di neve, il lento incedere di re, principi, cortigiani e damigelle.

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Le luci della sera a Madonna di Campiglio – ph. Manuel Pezzali

E poi le fiaccole, i fuochi d’artificio, i fari dei gatti delle nevi e delle motoslitte, i flash delle macchine fotografiche e degli smartphone. Luminoso come non mai, il paese si mostra, in un’immagine meravigliosa, come un paradiso congelato, che assume i caratteri della località turistica perfetta, dove non è tanto il lusso smodato ad essere esibito, ma la joie de vivre di chi non soccombe alla routine e trova sempre una confortevole via di fuga.

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